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La fuga del TreeHouse Triathlon Team
Quando si porta a termine una sfida importante c’è sempre un appagante senso di soddisfazione per essere riusciti dove fallire era fin troppo facile. Il TreeHouse Triathlon Team è rientrato da San Francisco facendo bottino pieno, infatti i tre atleti impegnati nell’estenuante triathlon Escape From Alcatraz, Paola Gianotti, Davide Casaleggio e Giulio Mingione, sono riusciti a portare a termine la gara superando ostacoli che per molti sono stati invalicabili. Questa competizione stimola la fantasia e affascina per il suo background, il carcere di massima di sicurezza in cui era rinchiuso Al Capone insieme ad altri temuti criminali: Alcatraz. Considerata la seconda gara di triathlon più difficile da portare a termine richiama ogni anno 2000 atleti da tutto il mondo e per festeggiare il 30ennale di questa competizione l’organizzazione ha realizzato un evento impeccabile.
Partendo da un battello ormeggiato vicino l’isola di Alcatraz i partecipanti dovevano attraversare a nuoto la fredda Baia di San Francisco dove l’acqua non superava i 12°; 2,5km di nuoto per raggiungere la città seguendo punti di riferimento sulla costa essenziali per non sbagliare direzione a causa delle forti correnti che dall’interno della Baia spingevano gli atleti verso il Golden Gate e quindi l’Oceano.
Usciti dall’acqua le insidie non erano finite perché i fuggiaschi correvano verso le biciclette parcheggiate ad 1km di distanza per poi pedalare fino al Golden Gate Park a 15km di distanza e poi rientrare nell’area di transizione. Questo percorso prevedeva salite impegnative nella zona centrale del percorso e vento forte nella zona in prossimità della costa.
Quando le energie iniziano a venire meno era il turno dei 13km di corsa tra spiagge, boschi e scalinate impegnative tra cui la temuta Sand Ladder: 400 gradini di sabbia che mettono a dura prova anche gli atleti professionisti.
“La gara ti prova soprattutto dal punto di vista psicologico”, commenta Giulio Mingione. “Quando sei in acqua la città sembra non avvicinarsi mai, hai paura di essere trascinato lontano dalle correnti o di sbagliare i punti di riferimento. Non mi aspettavo una sezione in bicicletta così impegnativa e anche la corsa era un percorso atipico che mi ha messo in difficoltà. Una gara anomala per le sue distanze con il nuoto più impegnativo di un half-ironman e la corsa più lunga di un Triathlon Olimpico. Prepararsi per sfide come questa è soprattutto una forma mentale più che atletica”.
Paola Gianotti, l'unica ragazza italiana in gara, ci racconta in questo modo la sua esperienza: “il mio più grande timore era di non riuscire a superare il cancello di tempo tra la frazione di nuoto e la bici. L’impatto con l’acqua gelida ti fa perdere la concentrazione e le correnti dell'oceano il senso dell’orientamento. Quando dopo 15 minuti non sentivo più i piedi dal freddo mi sono resa conto di quanto impegnativa fosse la gara. La corsa sulla sabbia all'ottavo chilometro ha messo a dura prova le ultime energie. L’arrivo al traguardo è stata una grande soddisfazione che mi ha ripagato di tutti gli sforzi fatti quotidianamente quando alla giornata lavorativa si uniscono le dure sessioni di allenamento.”



